Intervistare chi ami

Come intervistare un genitore sulla sua vita

A cura del team di Memorious · Pubblicata il 5 ottobre 2026

In breve

Scegli un momento tranquillo e spiega perché vuoi farlo. Prepara poche domande aperte, più o meno in ordine cronologico, e registra con il telefono appoggiato sul tavolo. Durante l’intervista ascolta più di quanto parli, segui le storie che nascono e lascia spazio ai silenzi. Meglio più incontri brevi che uno lungo; alla fine di ogni sessione salva il file e fanne una copia.

Prima di cominciare: il perché e il consenso

Un’intervista a un genitore funziona quando entrambi sanno a che cosa serve. Dillo con parole semplici: «vorrei che i miei figli sapessero com’era la tua vita», «ci sono cose che non ti ho mai chiesto». Molte persone pensano che la propria vita non abbia niente di speciale da raccontare; sentire che a qualcuno interessa è spesso ciò che le convince.

Chiedi sempre il permesso di registrare, e spiega che cosa ne farai: tenerlo in famiglia, trascriverlo, farne un libro. Lascia chiaro che si può saltare qualunque domanda e fermarsi quando si vuole.

Come preparare l’intervista

  • Scegli un filo. La vita intera, oppure un periodo: l’infanzia, un trasferimento, gli anni del lavoro. La prima volta, un tema solo è più facile.
  • Prepara 15–20 domande aperte, non di più. Servono come rete di sicurezza, non come copione.
  • Porta qualcosa da guardare. Fotografie, documenti, un oggetto di casa: aiutano a ricordare dettagli che a voce non verrebbero.
  • Scegli il posto giusto. Una stanza silenziosa, la cucina di casa, un luogo in cui il tuo genitore si sente a suo agio.
  • Prevedi il tempo. Un’ora è una buona misura per sessione: oltre, la stanchezza si sente da entrambe le parti.

Le domande da cui partire

Le domande migliori sono aperte e concrete: chiedono di raccontare una scena, non di dare un giudizio. «Com’era una tua giornata a dieci anni?» funziona meglio di «Eri felice da piccolo?».

Domande aperte per ogni periodo della vita
PeriodoDomande per cominciare
Infanzia«Qual è il tuo primo ricordo?» · «Com’era la casa della tua infanzia?» · «A che cosa giocavi?»
Famiglia d’origine«Com’erano i tuoi genitori?» · «Che cosa sai dei tuoi nonni?» · «C’erano tradizioni in casa?»
Giovinezza«Che sogni avevi a vent’anni?» · «Chi erano i tuoi amici?» · «Quando ti sei sentito adulto per la prima volta?»
Lavoro«Come hai trovato il tuo primo lavoro?» · «Che cosa hai imparato lavorando?»
Amore e famiglia«Come vi siete conosciuti, tu e l’altro mio genitore?» · «Che cosa ricordi dei primi anni con i figli?»
Uno sguardo indietro«Che cosa rifaresti?» · «Che cosa vorresti che i tuoi nipoti sapessero di te?»

Per un elenco completo, con cento domande divise per tema, vedi le domande da fare ai nonni sulla loro vita: funzionano altrettanto bene con un genitore.

Durante l’intervista: come ascoltare

  • Una domanda alla volta. Aspetta che la risposta sia davvero finita prima di passare alla successiva.
  • Segui il filo. Le storie migliori arrivano spesso dalla domanda che non avevi preparato: «e poi?», «com’era?», «chi c’era con te?».
  • Lascia spazio ai silenzi. Una pausa non è una risposta finita: spesso è un ricordo che sta arrivando.
  • Chiedi scene, non riassunti. Quando arriva un «era dura», chiedi un episodio: «ti ricordi un giorno in particolare?».
  • Non correggere. Date e dettagli imprecisi si verificano dopo; durante l’intervista conta il racconto.
  • Accogli le emozioni. Se arriva la commozione, puoi fermarti, cambiare argomento o tornarci un’altra volta. Non serve forzare.

Che cosa evitare

  • Le domande chiuse, a cui si risponde con un sì o con un no.
  • Interrompere per raccontare la tua versione dei fatti.
  • Giudicare scelte o comportamenti del passato.
  • Trasformare l’intervista in un interrogatorio, con troppe domande di fila.
  • Voler finire tutto in un pomeriggio.

Come registrare bene

Il telefono basta. Appoggialo su un tavolo vicino a chi parla, in modalità aereo, e fai una prova prima di cominciare. Se l’intervista avviene a distanza, puoi registrare una telefonata o una videochiamata, purché la connessione sia stabile e tutti sappiano che si sta registrando.

Alla fine di ogni sessione dai al file un nome con la data e l’argomento, e salvalo in due posti diversi. Formati e copie di sicurezza sono spiegati in come preservare i ricordi di famiglia.

Dopo l’intervista

  1. Riascolta la registrazione finché i ricordi sono freschi, e annota nomi e luoghi da verificare.
  2. Trascrivi le parti più importanti, oppure tutta l’intervista se vuoi farne un testo.
  3. Condividi con la famiglia solo ciò che il tuo genitore è d’accordo a condividere.
  4. Ringrazia, e proponi un secondo incontro sui temi rimasti aperti.

Se l’obiettivo è un libro, i passaggi dalla registrazione al testo sono in come creare un’autobiografia parlando. Per altre idee su che cosa raccogliere oltre al racconto, leggi come conservare la storia dei tuoi genitori.

Domande frequenti

Quanto deve durare un’intervista a un genitore?

Un’ora per sessione è una buona misura. Per raccontare una vita intera servono più incontri: meglio tre o quattro conversazioni da un’ora che una sola da quattro ore.

Cosa faccio se mia madre o mio padre si commuove?

Fermati e lascia tempo. Puoi chiedere se vuole continuare, cambiare argomento o riprendere un altro giorno. La commozione accompagna spesso i ricordi più importanti: non è un segnale da evitare, ma da rispettare.

E se ricorda male date e nomi?

Non correggere durante l’intervista. Annota i dubbi e verificali dopo, con documenti o con altri familiari. In un racconto di vita conta anche il modo in cui una persona ricorda le cose.

Posso intervistare un genitore a distanza?

Sì, con una telefonata o una videochiamata registrata, con il consenso di tutti. In alternativa, un servizio di intervista guidata permette al tuo genitore di raccontare da solo, con i suoi tempi, da casa sua.

Il mio genitore non vuole: come lo convinco?

Non insistere sull’intervista: proponi una domanda sola, magari davanti a una vecchia fotografia. Spesso il racconto parte da lì. E ricorda che si può fermare quando vuole.